colpo clamoroso del noto paparazzo fabio effe
grande esaltazione collettiva per via che entusiasmarsi è gratis ottenere è superfluo
grazie a Marco Cinque, a Mara Guidi ed a Stefano Cona del sito www.descrivendo.com
esce l'antologia foto poetica
"Sulla strada"
avrete presto notizie ulteriori.
"I volti li spazza via il vento
fermi nello stupore, ad esprimere
pace e guerra, cadono giù per terra
un po' in ordine sparso
alfabetico, a macchia di leopardo
I volti, colti in flagrante
nell'attimo della resa
con la smezza parola ancora da finire
prima della denuncia, in cui
non si respira finché finisce il fiato
e la parola stenta nel suo essere detta
I volti li spazza il vento
e cadono uno ad uno
come birilli stanchi
come domino incerto
come destino scelto
e nell'attimo stesso
del proponimento
eccolo, giunge altro vento
E tutti giù col sedere
col muso, le mani, il petto
prima che il proprio verso
stabilizzi l'umore
E sono attimi brevi
tutti quelli che vedi
c'è chi li dice fragili
chi li chiama poeti."
Sono le parole a cercarmi
io, venuto fin qui
per non farmi trovare
e sanno sempre come tornare
emozioni incomplete
sogni incompiuti, versi lasciati
a scremare, fermentare
come viaggiatore che pensa le rotte
e non sa da che parte iniziare
viaggiatore che passa la notte
dal tatuaggio sopra il polpaccio
dal segno sopra parete
appunto preso a caso
messaggio non cancellato
sopra la sabbia ormai quasi sbiadito
e mi ritrovo ancora innamorato
momento dopo momento
strato su strato
che solo dal tessere paziente
dalle tessere attente dei nostri
mosaici personali
nasce il viaggio
porto di partenza e tutto il resto
che porto appresso per non dimenticare
chi sono, chi sei
da dove parto e dove
voglio andare
per vedere il mare da terra
la terra dal mare
la terra ed il mare
dall'aria ed altra aria
da altro mare ed altra terra
che non sempre è il
viaggiatore a viaggiare
è lo sfondo a mutare il contorno
ed assieme mutano le parole
verso l'altro e l'altrove
ed identitario è solo chi muore
e sono le parole a cercarmi
io, venuto fin qui
per non farmi trovare
perchè non sempre è
il viaggiatore a viaggiare
a volte si limita a guardarsi guardare
come da sempre quella linea di mare
che lontana confina col cielo
e vicina carezza e schiaffeggia
la terra, il mio stare
e nel mezzo c'è tutto il resto
che non posso capire
che non sempre è il viaggiatore
a viaggiare sono le parole
a cercarlo, e lui non vuol
farsi trovare
e non sempre è nel viaggio che sta
circoscritto il viaggiare
c'è uno stare transitorio
un predisporsi al tornare
una linea del sole sulla pelle
un facciamoci male
e per le parole è tutto un cercare
scrutare oltre orizzonte
per vedere e palpeggiare la vita
come un continuo e docile dolce
voler naufragare, sempre in altro mare
sempre e comunque in alto mare
ed è così che
ipotizzandoci in viaggio
iniziamo a viaggiare.
ISTRUZIONI PER L'USO
Per iniziare questo viaggio
occorrono amore, curiosa incertezza
il rumore, la giusta dose d'indecenza
occorrono persone, compagni di viaggio
l'equipaggio d'ipotetica nave
il coraggio di lasciare la strada
consueta, perdersi in questa notte
mutare sovente le rotte
comporre sempre nuove mappe
prendere la mano di chi resta indietro
prendere appunti, contatti
mettersi in rete
nessuna fretta di arrivare
nessun timore di sbagliare
tutto quel disordine fisico e mentale
nessuno spavento, è il vento
dei gesti da fare
1- va rimessa in discussione la forma partito;
2- va completamente deburocratizzato il rapporto vertice base;
3- va dato il massimo margine di autonomia alle realtà locali (circoli);
4- va letto il territorio dai circoli, allacciando legami politico/ culturali;
5- va creata una rete tra tutte le varie realtà politiche/realtà culturali/realtà conflittuali territoriali/realtà non inseribili in schematismi rigidi di vecchia scuola di partito;
6- il tutto deve avvenire in un contesto di rapporto inter pares/tra pari (ma anche dispari per non fare pregiudiziali);
7- bisogna invitare ed essere invitati, partecipare ed essere partecipati;
8- nessuna pregiudiziale di partecipazione se non la condivisione delle finalità, si ragiona sul fare, nel merito;
9- nessuna pregiudiziale, tranne quelle che ci fanno portatori di un modello culturale alternativo e di sinistra (antifascismo. antirazzismo, laicità,...);
10- i circoli devono smettere di essere “case chiuse” e divenire “case aperte” (che si chiamino case del popolo/case della sinistra/case multiculturali od altro,
ma penso che “casa del popolo” si possa considerare una dizione che soddisfa il senso di continuità e di innovazione).
Non mi chiamo
col nome che tu
m'hai dato
il mio nome è un altro
ma l'ho dimenticato
ero seduto davanti
al fiume
accanto al mare
dietro un non senso
e ti ho sentita chiamare
quel nome
così come si chiama
l'aria per respirarla
senza agitazione
come si guida il cuore
nel suo battere
senza metterci ardore
e quel nome mi ha sfiorato
sulla pelle
e dato quel brivido che
volevo ma già in quel
momento lo sapevo
che avevo rubato
perchè non sono io quel nome
che hai chiamato
come non sono e non
so essere la danza
limite di una lontananza
che non so toccare
per via che non la so ballare
e non sono io
decisamente non sono io
il coreografo dei nostri
a presto, dei potenziali addio
e faccio finta di niente
e niente di finta faccio
prendo le carte e viaggio
niente di personale.
dalla bacheca Giggielle via carucci,
a cura de
l'enofilosofo Eligio elle
e la nota sindacalista milanese Silvana ci
con sorpresaSei carina ?
Stai per compiere 18 anni ?
Chiamami, ti faccio la festa...

Assolutismi strabici
Sempre tra visto e non visto
vissuto e non vissuto
voluto e non potuto
sta quell'assoluto da scartavetrare di senso
col suono secco di uno starnuto.
Corpi e anticorpi
Unico antidoto al male estremo
il tuo corpo, anticorpo perfetto,
che io sappia almeno.
lettura per i diritti umani
la foto

(la strada del nord e le carezze tra terra e mare)Se tu segui la strada del nord
puoi trovare le cime dei monti
ridiscese giù a valle
per farsi lisciare dall'onde
carezzare dal mare
puoi vedere l'opposto che
morbidamente si attrae
puoi trovarci anche il sole
che rimbalzante non ne vuole
sapere di dover tramontare
ma se si ritrae nel fosso
ci vuole il suo tempo
per andarlo a stanare
puoi incontrare in porti
incastonati tra i fiordi
pescatori misurare i racconti
e le pesche recenti
se risali la strada del nord
trovi un mare con sempre nuove
forme, natura e colori
fino al punto in cui
per scorgere terra ti dovrai
solo voltare
volgere il capo a quel nord
inanellato da nubi e vento
timido al salto
incorniciato dal tempo
e quante strade ha fatto il mare
per venirceli a narrare
certe storie e certi canti
come si amano gli amanti
e le onde son parlanti
increspandosi ad un ritmo
e lisciandosi alla terra
scivolandogli sul dorso
cancellando e riscrivendo
coprendo e scavallando
con l'umore del momento
hanno un certo qual talento
acqua e terra a far l'amore
una viaggia, l'altra suole
risvegliarsi fino in fondo
solo quando l'onda viene
a bagnare i suoi contorni
per tuffarsi oltre il dolore.Giuseppe Spinillops appunti di un viaggio in Norvegia riveduti
e corretti dopo una passeggiata in riva al mare
dal quarto cancello a salire
Bob e Franco a via Castelforte 4
E chi sarà mai la misteriosa splendida fanciulla fotografata assieme al noto
poeta Versolibero in un luogo di cui per prudenza è preferibile non fare il nome?Questo nel composto brusio dei presenti e sotto gli occhi attenti di una misteriosa presenza aliena colta in una sua tipica espressione commemorativa.
(Stanza 1)
Non è tempo sprecato
quello in cui ci affanniamo
nella nostra natura
da artigiani attenti
a cercare gli strumenti
quel metro che misuri
i margini della dismisura
officina di gesti, numeri e testi
i resti di quella forma
regola oltre la norma
tipica delle cose vere
arte, parte e mestiere.
(Stanza 2)
Ombre sotto gli occhiali
c’è un vascello senza mare
i baffi dell’attenzione
un vascello di vele e svolte
immaginarie, corde tese
come muscoli di una mente
che non si vuole atrofizzare
un vascello fatto di sole e sale
che sa tutte le scelte e non chiede
permesso, autorizzazione
per il proprio salpare
c’è un vascello con infiniti posti a bordo
e giuste lenti per vedere quella rotta
sulle carte mai espresse
delle possibilità non svelate.
(Stanza 3)
Utensili della memoria
la voce della mia prua
una forma per prendere
un margine per discernere
un sentore per versare
la mia pelle, il suo colore
e non si dica mai che sono innamorato
io che a ripetere gesti sono abituato
alle forme del disamore
non sono vaccinato.
(Stanza 4)
Lettere alla rinfusa
marinaio della mezza stanza
a sconfiggere la sfortuna
per dare forma alla mia
imprudenza.
(Stanza 5)
Questione di sguardi
il punto dove il sole ribalta
vuoto e pieno
a rendere normale lo straniero
a trattenere in gabbia
ombra e rabbia.
(Stanza 6)
Sono perturbazioni che arrivano
onde su onde
che il mare le pretende
e il mare le diffonde.
(Stanza 7)
L’uomo delle chiavi a grappolo
nei ritmi di ferro e piedi
mette un limite
al dentro, al fuori
fa riflettere me e
tutto il resto nell’acqua
ribaltando regole e umori
(Stanza Otto)
Un getto d’acqua per togliere
quei segni dalla pelle
e ritrovarli poi sulla parete
che certi segni
non se ne vanno
ma stanno sempre
in un qualche altrove
che prima o poi
torna a tornare.
(Stanza 9)
Poi mi volto e ti vedo
scavalcare la finestra
penzolare le gambe
al davanzale
verso altro sotto che
da qui dove sono
non riesco a vedere
ma ne sento il profumo
ne intuisco colore e verbo attivo
e quel transitare transitivo
tra morbido lavoro quotidiano
lento amore, odore di futuro.
(Stanza 10)
Ti ascolto col naso, respiro lo sguardo
occhi chiusi sento che ci sei
da come schiocchi i pensieri
poi confondo anche i giorni
tanti oggi ed un solo ieri
e se ti respiro col naso
so chi sei, sarai e chi eri.
(Stanza 11)
Solo un sandalo soltanto
sotto un piede
sotto l’altro solo suolo
solo il sole sulla pelle
e risuola di speranza
questa stanza.
(Stanza 12)
Limatura di gesti
dita sulla tastiera
sillaba di parole
aroma di fiore, miele
ed aspre more
vetro di lenti su
schermo di vetro
gesti limati in un
mondo di versi
e parole di carta
altro mondo intero
riflesso di sole
sul davanzale
altro ancora dietro
vetro finestra
quanti mondi
s’intrecciano lenti
dentro la mia testa.
(Stanza 13)
Le sfide del dentro e del fuori
del mandare a memoria le tracce
e l’ironia mezza lontananza
l’amicizia, la danza della virilità
la mescolanza di umori, odori e sentori
la stanza dei tempi migliori
compagni di viaggio
mezzi marinai
quasi navigatori.
(Stanza 14)
Donna di spezie
pepe, neve e cannella
adagiata, dipinta
intrecciata, ricordata
a goccia a goccia
tatuata, raccontata
sognata, vista e descritta
allenando la mente
il corpo, i sensi
e con lenta mano
cruda Maya desnuda
pepe nero e cannella
sempre lei, sempre diversa
sempre la più bella.
(Stanza 15)
La feritoia di tutti i casomai
tra gabbie, divise, schede, sbarre
finestre acerbe accese
croci a muro
specchio per altri lati
ancora uguali
albergo a tempo
verso degli ombrellai
limite di una penna
registro dei debitori
moglie e buoi dei paesi tuoi
e tu, dammi il cinque se vuoi.
Dici del vino, canto della terra verso il cielo
bicchiere lento a labbra, e gesto a cuore
dici di latino, politica, filosofia,
storia, sindacato, un po’ d’utopia
e di ciò che t’offende, il senso della vita,
ma senza mai divenir maiuscolato
sempre con il piede poggiato nell’amore,
nel senso più umano dell’agire, del vivere,
pensare, e poi in prosa, poesia,
in enofilosofia, tutto a seguire
come un cane ad un gatto, un gatto ad un topo
un topo col muso ficcato nel formaggio
gustoso della vita, da spartire con chi vale la pena,
senza mezze misure, senz’altro da dire,
se non quello che viene dalle budella
attitudine al fecondo contrasto, a vita e amore,
a masticare quel certo rosso vino,
ma se qualcosa non riesci a dire
stai sicuro che di anno in anno
di gesto in gesto, di ribellione in ribellione
la nostra memoria singola e plurale
è fatta sempre e solo
per ricordarci ricordare.
(Foto di repertorio)
Non scriverò per te mai una poesia,
non metterò mai il tuo nome in un verso
stuprerei ciò che sei ed il mio senso,
svuoterei dei respiri il mio petto
se legassi al tuo nome quel suono inespresso
di tutte le parole che non ti ho detto
e non canterò mai il tuo nome
non inciderò di te mai traccia certa
non metterò mani a conca
per dirti con assoluta certezza mia musa
mai una tua impronta sul torso scoperto
delle mie poesie, mai nostalgie di parole
mai la certa certezza di come
e quanto ti ho saputa amare
solo l'imprecisione e l'imbarazzo
di un bambino, nudo col suo pudore
pronto a staccare gli occhi dalle orbite
ed a gettarli nel mare
che se solo guardasse nei tuoi
non li saprebbe ingannare.